domenica 10 novembre 2013
Questa massa sensibile nella quale vivo quando guardo fisso un settore del campo senza cercare di riconoscerlo, il «questo» che la mia coscienza in-tende senza parole, non è un significato o un’idea, benché possa poi servire come punto d’appoggio ad atti di esplicitazione logica e di espressione verbale.
Già quando denomino il percepito o quando lo riconosco come una sedia o un albero, sostituisco alla labile immagine di una realtà sfuggente la assunzione sotto un concetto, e già quando pronuncio la parola «questo» io riferisco un’esistenza singola e vissuta all’essenza dell’esistenza vissuta.
[maurice merleau-ponty]
lunedì 28 ottobre 2013
domenica 27 ottobre 2013
[...] il risveglio è forse la sintesi della tesi, rappresentata dalla coscienza onirica e l’antitesi, costituita dalla coscienza della veglia? Il momento del risveglio sarebbe allora identico all’“adesso della conoscibilità” in cui le cose assumono la loro vera – surrealistica – espressione. Similmente in Proust è importante come tutta la vita sia in gioco nel punto di rottura – dialettico in grado supremo – della vita rappresentato dal risveglio [...]
(walter benjamin, i «passages» di parigi)
sabato 26 ottobre 2013
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